By Michela Murgia

«Ci sono buchi in Sardegna che sono case di destiny, morti che sono colpa di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove l. a. luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, truci culti di santi che i papi si sono scordati di canonizzare, porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir contro i quali le promesse spose si strusciano nel segreto della notte, vegliate da madri e nonne. C'è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è l. a. stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto piú parlato, le parole sono luoghi piú dei luoghi stessi, e generano mondi.
Questo è un viaggio in compagnia di dieci parole, dieci percorsi alla ricerca di altrettanti luoghi, piú uno. Undici mete, perché i numeri tondi si addicono solo alle cose che possono essere capite definitivamente. Non è cosí los angeles Sardegna, dove ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente, conservando l. a. misteriosa verginità delle cose solo sfiorate».

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Va detto, a scanso di equivoci, che è utopistico aspettarsi la spiaggia deserta in agosto se ci si appoggia a un resort di lusso o a un villaggio turistico della Gallura costiera. Il suo pur bellissimo mare non può prescindere dall'invadenza abbondante di strutture vacanziere nate con le speculazioni edilizie dei decenni scorsi. Si è trattato di scelte amministrative locali che hanno dato luogo a quelli che possono essere considerati, a seconda dei punti di vista, come i più esclusivi luoghi di vacanza italiani o come le più lesive ferite inferte a un ambiente selvaggio di straordinaria perfezione.

Molti oggetti che un tempo erano di uso comune hanno perso oggi la loro funzionalità e sono rimasti in produzione ad esclusivo beneficio dei turisti con gusti etnici. In Sardegna la creazione di molta parte dell'artigianato è rimasta comunque attiva fino a pochi decenni fa, prima che l'industrializzazione di alcuni beni ne rendesse antieconomica la produzione a mano. Di quella vitalità sono rimaste solo le produzioni di altissima qualità, quelle il cui possesso non seriale è diventato espressione di status quo: è il caso della filigrana d'oro, dei ricami fatti a mano e delle cassapanche di foggia antica in legno di pero, oggetti prodotti prevalentemente su ordinazione, a titolo di sfizio lussuoso.

Ma la ricchezza sotterranea dei monti sardi ebbe eco tale in quegli anni da attrarre anche avventurieri e piccoli imprenditori in cerca di fortuna; tra essi anche Honoré de Balzac, che cercò di rimediare a un difficile momento economico andando alla ricerca dell'argento proprio a nord della costa occidentale sarda. Henry Hoover, prima di diventare Presidente degli Stati Uniti, fu preso dalla corsa al rame incastonato nelle miniere del nuorese. Anche la famiglia Modigliani soggiornò nel comune di Buggerru negli anni di maggior sviluppo dell'attività estrattiva, sfruttando concessioni offerte da Cavour a diverse ricche famiglie con cui aveva obbligazioni.

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