By Vittorio Sgarbi

«È indicativo che l. a. più grande rivoluzione compiuta nella storia dell’uomo sia legata al nome di un Figlio. Dio ha creato il mondo, ma suo Figlio lo ha salvato. I più grandi capolavori nella storia dell’arte hanno protagonista il Cristo, mentre il Padre si affaccia dall’alto benedicente. Ed è il Figlio cui il Padre ha delegato il destino dell’uomo. Nel nome del Figlio si cambia il mondo.»
Vittorio Sgarbi ripercorre oltre 500 anni di storia dell’arte sacra seguendo un flo rosso che unisce capolavori immortali, da Michelangelo a Bellini, da Pietro Cavallini ai Cristi pantocratori di Monreale e di Cefalù.

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I suoi allievi ideali, infatti – da Filippo Lippi a Beato Angelico ad Andrea del Castagno – non riusciranno a mantenere la stessa tensione, trasformando, ognuno nel proprio personale percorso, elementi che in Masaccio erano completamente armonizzati, in maniera espressiva e drammatica. Pietro di Giovanni Ambrosi, Madonna con Bambino, Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo PIETRO DI GIOVANNI AMBROSI E FILIPPO LIPPI BAMBINI CAPRICCIOSI TRA SIENA E FIRENZE Siena è una città straordinaria, dove tutto quello che avviene sembra legato a un tempo che non si rinnova.

Vi sono raffigurate una Madonna con il Bambino, obbediente a uno schema ancora bizantino ma con qualche dinamismo e vitalità nella posizione del corpo di quest’ultimo, e una Pentecoste con monumentali apostoli dai volti espressivi e drammatici: volti che provengono sì dalle pergamene della tradizione bizantina e dei codici miniati, ma che hanno qualcosa di più realistico, di più espressionistico. ” Vale a dire che la lingua di questo pittore, il suo stile, il suo linguaggio creativo si devono non tanto al lessico, ossia alle singole figure, all’iconografia e soprattutto ai paludamenti, alle vesti, ai panneggi di Sant’Agata e San Pietro nel pannello centrale, mutuati dalla statuaria antica, quanto, come si vede negli episodi del martirio, a una sintassi moderna, espressa nella capacità di racconto, nella velocità dei fotogrammi che si susseguono: parole italiane e sintassi italiana, capacità di esprimersi in un volgare che è la lingua della parola parlata, della lingua detta.

Proseguendo su questa linea, nella Crocifissione di Napoli l’allora venticinquenne Masaccio deforma anche il corpo di Cristo, lo schiaccia: è in questo schiacciamento l’evoluzione della sua ricerca pittorica. La grandezza di Masaccio appare evidente proprio dal confronto con Masolino che, invece, continua a migliorare il mondo, a renderlo più bello, a vederlo sotto la luce del potere e di coloro che hanno avuto il privilegio della grazia. I personaggi deformi di Masaccio, i suoi uomini non sempre toccati dalla grazia, segnano l’inizio di un realismo che coincide con l’umanesimo, seppur diverso dall’umanesimo come sinonimo di recupero del mondo antico, degli architetti Brunelleschi e Leon Battista Alberti.

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