By Gustavo Zagrebelsky

Dostoevskij tornò da un viaggio a Londra profondamente turbato: invece di cogliervi il brivido luminoso del progresso - erano i giorni della prima Esposizione universale - aveva scoperto che in quella città regnava l'irrimediabile solitudine e los angeles rassegnata disperazione di un'umanità sottomessa. Aveva sperimentato il trauma immedicabile della profezia: affacciatosi sul futuro, aveva passeggiato nel cantiere del mondo d'oggi in line with ritrarsene spaventato. Questa illuminazione mediante le tenebre avrebbe trovato felice compimento nel capitolo dei Fratelli Karamazov dedicato al Grande Inquisitore. In esso Dostoevskij affronta temi cruciali che riguardano los angeles filosofia morale, l. a. politica, los angeles filosofia della storia e della religione: pagine taglienti di grande letteratura, in grado di scavare nell'animo umano senza schermi o mediazioni. Con lucida passione, questo libro coglie ogni aspetto del celebre testo, inquadrandolo dapprima all'interno dell'opera e della poetica dello scrittore russo, consistent with metterlo poi in relazione con il pensiero politico della modernità, approfondendo infine le tante riflessioni che da esso scaturiscono. All'autore interessano soprattutto gli aspetti legati alla teoria del potere; e nel monologare dell'Inquisitore di fronte al Cristo silenzioso - fino all'enigmatico bacio finale - ritrova numerosi e sbalorditivi agganci con il nostro pace presente, che in line with molti aspetti sembra dare compimento al cinico nichilismo dell'Inquisitore: su tutti, l. a. tendenza degli uomini advert accettare di vedersi sottrarre los angeles vera libertà scambiandola according to quella misera e obbediente di un apatico conformismo.

***

«Nel punto in cui, con l'annuncio di propositi suicidi, culmina il disgusto di Ivàn Karamazov in keeping with il male assurdo e ingiustificato del mondo, illustrato con brevi e sconvolgenti quadri della malvagità umana tratti non dalla fantasia ma dall'osservazione, Dostoevskij introduce l'atto d'accusa contro il Cristo, responsabile di tanta afflizione. L'Inquisitore propone l'inquisizione come rimedio, come medicina efficace according to estirpare los angeles causa del male che affligge l'umanità. los angeles causa è l. a. libertà. "Sei venuto a portare nel mondo los angeles libertà. Ma los angeles libertà, consistent with le tue creature, è solo impazienza e sofferenza. È un dono, ma avvelenato". Si può restare indifferenti di fronte a una story sentenza? No, non si può. Essa contiene, sí, una condanna del Cristo ma l. a. condanna presuppone una concezione della natura umana. L'Inquisitore e, con lui, gli inquisitori di ogni pace e di ogni specie dicono di noi che, in keeping with l. a. nostra costituzione psichica, siamo refrattari alla libertà e cosí giustificano - in keeping with il nostro bene - l'inquisizione. in line with l'Inquisitore, questa è una constatazione. in step with noi che leggiamo le sue parole, è una provocazione all'acquiescenza o alla resistenza. in keeping with questo siamo messi di fronte a una scelta che presuppone un'opera di autocoscienza».

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Volevate sfuggirci: le gravi catene dell’ordine [Ketten des Ordens, nel senso di obbligazioni del proprio status] vi opprimevano. Volevate essere libero e solo… RE Sei in grado di fondare a mio uso una nuova fede che difenda chi uccide il proprio figlio? GI Per placare la giustizia eterna il figlio di Dio è morto in croce. RE Ti proponi di diffondere in tutta Europa quest’opinione? GI Fin dove si venera la croce. RE Commetto un delitto contro natura … Vuoi ridurre al silenzio anche questa potente voce?

Quello era lo spirito che si esibiva nella liturgia trionfante dell’Esposizione. Il «magico tempio» della nuova religione era, per l’appunto, il «Palazzo di cristallo». Baal vittorioso Ma, ecco come la Londra dell’Esposizione universale, mèta di piú di sei milioni di visitatori-pellegrini (una quantità per allora straordinaria, fantastica), apparve agli occhi estranei e increduli del russo viaggiatore. La dipinge cosí nel capitolo delle Note invernali, dedicato a Baal, il dio fenicio il cui culto, nella Bibbia, equivale a idolatria: «una città sconfinata come un mare e colma giorno e notte di movimento; i fischi e gli urli delle macchine; queste ferrovie edificate al di sopra delle case (e tra breve anche sotto di esse); quest’audace spirito d’iniziativa, questo apparente disordine che in sostanza è invece l’espressione dell’ordine borghese nella sua forma piú elevata; questo Tamigi avvelenato, quest’aria pregna di carbon fossile, questi stupendi giardinetti, e i parchi, e questi angoli terribili della città come Whitechapel, con la sua popolazione stracciona, selvaggia e affamata.

Dovette presentarsi alla sua coscienza il primo spunto d’una idea che sarebbe venuta maturando lungo gli anni e, infine, avrebbe trovato l’espressione piú completa e organica nel capitolo V della parte II de I fratelli Karamazov, la «leggenda» del Grande Inquisitore. Il romanzo fu pubblicato nel 1880: diciott’anni di meditazioni sparse tra le Memorie del sottosuolo (1864), Delitto e castigo (1866), L’idiota (1868), I demonî (1872), alcune lettere 1 e il Diario di uno scrittore, che copre gli anni dal 1873 fino alla morte (gennaio 1881).

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