By Walter Tocci

«In natura ci sono due comunità operose: le formiche che curano los angeles vita in comune e le api che scrutano nuovi paesaggi. Ecco una sorta di manuale consistent with i riformatori dell’istituzione scolastica: formicai accoglienti in keeping with le domande dei giovani, according to i migranti, in keeping with gli adulti che tornano a studiare. E favi sapienti, alimentati dalla curiosità in step with il nuovo mondo e dalla creatività della didattica. Sono questi i mondi vitali che salvano l’educazione dalle ossessioni normative. Così sono maturate le buone opere e i giorni migliori della scuola italiana. in keeping with editto è venuto ben poco».

La «Buona scuola» è una riforma mancata, ma una riforma mancata non è affatto innocua. Essa delude in step with los angeles scarsità di proposte davvero leading edge e va advert alimentare l. a. sfiducia in keeping with gli insuccessi di tutte le leggi approvate nell’ultimo ventennio. Ha il difetto di complicare l. a. vita delle scuole senza risolverne i problemi strutturali: los angeles diseguaglianza nell’accesso e nell’esito dell’istruzione, soprattutto nel Mezzogiorno; los angeles struttura dei cicli vecchia e ridondante, che costringe i giovani a rimanere a scuola un anno in più, perdendo nelle superiori i buoni risultati raggiunti dalle elementari; l. a. regressione degli apprendimenti negli adulti che colloca l’Italia agli ultimi posti, altro che «superpotenza» culturale. Ci si poteva attendere una risposta coraggiosa a tali questioni da una classe politica giovane che ha mostrato una volontà di cambiamento. Invece, si è scelto di procedere lungo l. a. strada già tracciata dai governi precedenti. All’enfasi comunicativa sulle riforme epocali sono seguite sempre alluvioni normative che hanno ostacolato le migliori esperienze didattiche. Nei venti anni di tentativi si sono sedimentati luoghi comuni e vincoli ideologici che hanno frenato fino a oggi una vera azione riformatrice. Se ne discute in queste pagine suggerendo una through d’uscita difficile e ancora incerta, ma alla ricerca di un diverso discorso di riforma, che coinvolga le energie e le intelligenze migliori di cui il nostro sistema dell’istruzione dispone. una spinta creativa che ha sempre portato frutti, mentre l. a. decisione tranciante dall’alto ha finora portato ben poco. l. a. domanda di fondo è come mettere in grado il sistema educativo di assolvere nell’Italia di oggi ai compiti repubblicani: rimuovere le diseguaglianze, rielaborare los angeles didattica di fronte alle sfide del nuovo mondo, accordare il pace della scuola e il pace della vita, ripensare l. a. scuola come istituzione.

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La chiave che sembra poter aprire tutte le porte. Una ventina di obiettivi da raggiungere sono elencati all’inizio del testo, mettendo sullo stesso piano piccole e grandi questioni, contenuti e metodi, competenze e strumenti, senza neppure porsi il tema dell’organizzazione dei processi. Si passa dalle lingue europee al potenziamento della matematica, dalle attività di laboratorio al pensiero computazionale, dall’educazione alla pace all’autoimprenditorialità, dai beni comuni alle conoscenze finanziarie, dal paesaggio allo sport agonistico, dal bullismo ai social network, cercando di non dimenticare nulla del mainstream.

Eppure, questo metodo sembra oggi corrispondere a un’esigenza del paese. Al bar dello sport mediatico si dice basta, bisogna decidere, ci sono troppe resistenze, non si possono più accettare veti. È il ritornello che sembra vero solo perché viene ripetuto ossessivamente. La realtà è esattamente all’opposto: in Italia negli ultimi venti anni ogni ministro ha ritenuto indispensabile approvare una nuova legge sulla scuola, prima che la precedente potesse dimostrare i suoi effetti, e anche per questo si sono rivelate quasi tutte inefficaci o dannose.

Non hanno avuto niente da ridire, invece, molti leader politici che pure nei loro discorsi stigmatizzavano gli stipendi più bassi in Europa. Bastava restituire il maltolto nelle retribuzioni e gli insegnanti avrebbero speso gli adeguamenti salariali a loro piacimento. Non hanno bisogno dei consigli del governo per acquistare un libro o andare al cinema7. È stato un tentativo maldestro di guadagnare il consenso della categoria, ma si è ottenuto il risultato opposto. La sensibilità degli insegnanti è stata ferita soprattutto dalla pretesa di squilibrare il potere a favore del preside.

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