By Marco Aime

Che cosa rivela los angeles rabbia stupida di chi è spaventato dall'idea di essere in un mondo troppo grande e invece vive nello sgabuzzino polveroso della sua provincia mentale? In questa lettera aperta a un bambino rom, Aime ci invita a non avere paura e a riflettere su quanto sta accadendo a noi, alla nostra cultura. Se una volta, come tutte le tradition, period disegnata a matita e c'era sempre una gomma in line with modificarla, adesso si sta chiudendo, irrigidendo, trasformando in un'arma in keeping with colpire. O peggio, in una gabbia di acciaio che più che proteggerci ci tiene prigionieri. E da lì assistiamo impotenti a fatti che ci appaiono inevitabili, sempre meno gravi, fino a sembrare normali. Come intingere il dito di un bambino nell'inchiostro consistent with apporre su un foglio los angeles macchia della razza. Ormai siamo come quei tifosi che non inneggiano più alla loro squadra, ma passano novanta minuti a insultare gli avversari, tifosi che hanno fatto dei colori di una maglia una terra di appartenenza in keeping with cui vale los angeles pena combattere, fare male, persino uccidere. Una terra non da amare, ma utile a odiare gli altri.

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L'eroe tragico moderno

Publication by way of Agostino Lombardo

Storia ideologica d'Europa da Sieyès a Marx (1789-1848)

Firenze, Sansoni, 1974, 16mo brossura con copertina illustrata a colori, pp. (Sansoni Università) . Sciolto in parte.

La Bibbia non parla di Dio. Uno studio rivoluzionario sull'Antico Testamento

"Chi legge l'Antico Testamento con los angeles mente disincantata e vi si avvicina con l'atteggiamento sereno che avrebbe verso qualsiasi libro scritto dall'umanità non ha alcuna difficoltà a cogliere l'evidenza dei fatti. " Questo libro è il risultato di anni di studio, pubblicazioni e conferenze. Un cammino che Mauro Biglino ha iniziato come traduttore in line with le Edizioni San Paolo e che lo ha portato a sviluppare una lettura alternativa dell'Antico Testamento capace di suggerire ipotesi davvero rivoluzionarie.

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Una paura che non sappiamo da dove viene e per questo ci spaventa ancora di più. Una volta erano i nemici, i tiranni, a fare paura, ma erano mi­ 52 nacce visibili, ne conoscevi il volto, il nome. O ra quei nomi e quei volti sono stati sostituiti da categorie informi: gli immigrati, gli extracomunitari, gli stra­ nieri. La paura non ha più un responsabile, è indi­ stinta così come le risposte lo sono. Hanno detto che lo fanno per il tuo bene Dragan, per evitare che tu venga sfruttato, ma sono loro che ti stanno sfruttando.

La cultura è un animale strano, in continuo movi­ mento, che muta nel tempo e nello spazio. È un can­ tiere sempre aperto, dove si lavora giorno e notte, dove si smonta e si rimonta in continuazione, anche utilizzando pezzi e materiali provenienti da lontano. La cultura è un caleidoscopio, puoi mescolare in mille modi diversi i pezzettini colorati e viene sempre fuori un disegno. Diverso dagli altri, ma sempre bello e curioso. Le culture sono disegnate a matita, Dragan, e c’è sempre una gomma per modificarle.

Come il pregiudizio. 70 I confini troppo netti finiscono per divenire lame di rasoio, che feriscono, tagliano, amputano. Un giorno venne chiesto ad Albert Einstein di compilare un mo­ dulo con le sue generalità. Giunto alla casella dove gli si chiedeva di indicare la razza, Einstein scrisse: human. La razza, Dragan, significa ridurre l’individuo a pura biologia e per giunta sbagliata, cancellarne la sto­ ria, le scelte, i sogni, le speranze. vita. Significa ren­ derlo ammasso di cellule, oggetto da classificare se­ condo un ordine inventato da chi si reputa superiore.

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