By Giulio Guidorizzi

Uomo di potere, abituato a decidere le sorti della sua gente, orgoglioso, superbo, duro, Agamennone è solo nel buio della notte mentre, oltre l. a. prua, scruta l'orizzonte. E ricorda i dieci anni di una guerra sanguinosa che ha visto cadere sul campo di battaglia uomini valorosi e forti, sprezzanti del nemico e del destino. Con uno sguardo meno affascinante di quello di Ulisse e Achille ma piú complesso e obiettivo, il re di Micene ci porta dritti al centro del mondo omerico: i suoi eroi, i suoi valori, il suo senso della gloria e della vendetta, dell'amore e della morte. Spinto dal gusto e dal piacere del racconto, e guidato dal rigore filologico, Guidorizzi, attraverso una forma saggistica di tipo narrativo, ricostruisce l. a. storia di una società tribale, in cui ogni uomo agisce dietro l'impulso di una sfida continua con le grandi forze dell'esistere e ci restituisce, dall'interno, il fascino di una cultura che parla a noi di noi.

«Ma chi sono gli eroi? Molte delle loro vite sono finite nella pianura di Troia; i loro corpi sbranati da cani e avvoltoi. Da allora non hanno piú abbandonato l. a. memoria della nostra civiltà. Erano comandati da un uomo che regnava su una città difesa da mura gigantesche, Micene, un nido d'aquila in cui avvennero crudeli vicende. Nessun altro portò a Troia tante navi come lui, tanti soldati e carri da guerra. Cento navi piene dei guerrieri piú forti, scelti dalle sue molte città; che Agamennone guidava combattendo, avvolto nella sua armatura di bronzo rilucente nel sole. I cantori ricordano ciò che è accaduto, il bello e il brutto insieme. E ricordano il re Agamennone».

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Non la voleva concedere a nessuno e cosí rinunciava a molti cavalli e molto oro, il prezzo che un giovane uomo avrebbe pagato per sposare la figlia di un re. Forse non desiderava che il suo sangue si mescolasse a quello di stranieri; alcuni dicevano perfino che fosse innamorato di lei. Era un uomo che non rideva mai e parlava poco, come se avesse una caverna nel cuore, dalla quale uscivano pensieri foschi, insondabili. Molte cose strane si dicono degli antichi. Anche su Pelope, che avrebbe sposato quella donna, si raccontavano leggende incredibili.

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L’assemblea dell’esercito si raduna raramente: per le decisioni importanti c’è il concilio dei capi che si riunisce nella mia tenda. Non bisogna affidare a troppe teste la salvezza del popolo. Però Achille sapeva di essere amato dagli uomini perché aveva difeso l’esercito tante volte col suo coraggio; e coraggioso certo era, ma di un coraggio sovrumano, quasi folle. Brandí lo scettro e chiese che si facesse qualcosa contro la pestilenza (cosí la chiamò), e subito, come se fosse un’idea del momento – ma la preparava da tempo, sono sicuro – propose che si convocasse un medico-indovino o un interprete di sogni o un profeta, per spiegarci la causa di questo male.

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