By Luca Della Bianca, Simone Beta

Tra i vari temi che percorrono come un fil rouge tutta l. a. cultura greca e latina, quello del vino è tra i più affascinanti. Dalla sua origine mitica, legata al dio che i Greci chiamavano Dioniso e i Romani Bacco o Libero, fino alle soglie del Medioevo, quando l. a. ritualità cristiana prende definitivamente il sopravvento sui significati pagani, il vino è celebrato dai poeti e studiato dagli eruditi e in primo luogo è presenza costante durante le feste pubbliche, nei simposi greci e nelle cene romane. los angeles grandezza del suo significato incide tanto sull’età più remota del mito quanto sulle ricerche degli scienziati, segnando fortemente soprattutto los angeles lirica, l’epigramma e l’elegia, mentre il sapore della quotidianità è conservato dalla commedia e dagli aneddoti sui più forti bevitori.

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Più che altro, torna alla memoria la spiegazione scherzosa dei nomi del dio e del suo dono proposta da Socrate nel Cratilo di Platone: “Dioniso” starebbe per “Didoiniso”, cioè didoùs ton oinon (“colui che dà il vino”); mentre oinos potrebbe essere chiamato oiónous, vale a dire “ciò che fa credere di avere senno”, a causa dell’effetto ingannevole sui forti bevitori che invece perdono la capacità di discernere. Il discorso, però, non è concluso se non si ricorda un ultimo mitico divulgatore del vino, figlio di Dioniso.

Il vecchio si mostrò subito interessato e Dioniso gli insegnò a coltivarla e a lavorarne il frutto; prima di ripartire, gli raccomandò anche di non tenere per sé la conoscenza come un segreto, ma di diffonderla fra gli uomini, a cominciare da coloro che pascolavano le pecore nei campi circostanti. Icario ubbidì e fece assaggiare il vino ai suoi vicini. La bevanda piacque molto, anche troppo: i pastori ne bevvero una quantità eccessiva. Così, sperimentando i sintomi dell’ubriachezza, mai provati prima da nessun uomo, temettero di essere stati avvelenati e uccisero Icario.

Il primo esplicito collegamento è di Esiodo nelle Opere e i giorni: l’espressione «doni di Dioniso che dà molta gioia» è adoperata in riferimento alle operazioni di vendemmia e di lavorazione dell’uva. A Esiodo, precisamente alle sue Eoie, è anche attribuita l’affermazione che «Dioniso diede agli uomini gioie e tormento»: prima di annullarsi in un dolce sonno, il bevitore è impacciato nei gesti, nella parola e nel pensiero, quasi legato «con invisibili lacci». La svolta del riconoscimento ufficiale avviene però con la poesia lirica, a partire da Alceo: «il figlio di Semele e Zeus donò agli uomini il vino / come oblio degli affanni».

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