By Giovanni Della Casa

L. a. verità vuole los angeles maschera, diceva Nietzsche. E una maschera appunto indossò monsignor Giovanni Della Casa, quando decise di porre alcune sue riflessioni circa los angeles convivenza civile sulle labbra di un vecchio che si proclama ripetutamente alquanto ignorante. È los angeles sua voce che ci accompagna durante tutta l. a. lettura del Galateo: ed è una voce che mette alla berlina maleducazione e bizzarria inanellando esempi spassosi, che propone norme di comportamento e di conversazione ma confessa anche di non averle sempre rispettate, che si spinge con dissimulata malizia fino a criticare il linguaggio dantesco con il tono di chi si affida, nel giudicare, quasi soltanto all'esperienza vissuta. Una prosa classicamente misurata, una voce confidente: un trattatello intessuto di raffinata sapienza umanistica e insieme un'opera che è stata subito accolta con straordinario favore, fin dal suo primo apparire, da un ampio pubblico nell'Europa intera.

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L'eroe tragico moderno

Publication by means of Agostino Lombardo

Storia ideologica d'Europa da Sieyès a Marx (1789-1848)

Firenze, Sansoni, 1974, 16mo brossura con copertina illustrata a colori, pp. (Sansoni Università) . Sciolto in parte.

La Bibbia non parla di Dio. Uno studio rivoluzionario sull'Antico Testamento

"Chi legge l'Antico Testamento con l. a. mente disincantata e vi si avvicina con l'atteggiamento sereno che avrebbe verso qualsiasi libro scritto dall'umanità non ha alcuna difficoltà a cogliere l'evidenza dei fatti. " Questo libro è il risultato di anni di studio, pubblicazioni e conferenze. Un cammino che Mauro Biglino ha iniziato come traduttore consistent with le Edizioni San Paolo e che lo ha portato a sviluppare una lettura alternativa dell'Antico Testamento capace di suggerire ipotesi davvero rivoluzionarie.

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Appunto nel discorso sui «ritrosi» l’autore con deliberata disinvoltura, meglio direi sprezzatura, dichiara la propria lurida malafede: «Non istà bene di essere maninconoso né astratto là dove tu dimori; e comeché forse ciò sia da comportare a coloro che per lungo spazio di tempo sono avvezzi nelle speculazioni delle arti che si chiamano, secondo che io ho udito dire, liberali, agli altri senza alcun fallo non si dee consentire»; proposizione che è gioco, indifesa rassegnazione, rapida superbia, sgarbo distratto e, infine, sospensione dell’eufemismo e forse tentativo di socializzare la solitudine.

Meno usuale, anzi decisamente originale, era la maschera indossata dall’autore, ovvero la messa in scena di un locutore che si proclama più volte persona di scarsa dottrina. Questa finzione è stata variamente giudicata dai critici, che concordano peraltro nel ritenerla consustanziale sia alla genesi sia alla riuscita stessa dell’opera. L’aver posto l’intera trattazione sulle labbra di un alter ego che reiteratamente professa la propria inadeguatezza culturale e retorica giustifica in effetti dall’interno non solo la mancanza di un ordine rigoroso nell’esposizione, ma anche e soprattutto i frequenti mutamenti di registro tonale e stilistico: il vecchio precettore che ci parla attraverso le pagine del Galateo può mescolare riflessioni solenni e descrizioni francamente comiche, può soffermarsi su considerazioni personali assai dolenti (come quando rileva sommessamente che resta una distanza incolmabile fra il corso della propria esistenza pregressa e i modelli auspicabili) e può giocare su fraintendimenti ingenui che sono, in realtà, ironici e maliziosi.

Dal «conciossiacosaché» può dunque principiare una lettura coerente del Galateo: una lettura duplice, che scruta la speculare corrispondenza del discorrere e dell’agire sociale. È una lettura forse amabile, ma, a mio avviso, inadeguata e rude. Procediamo al successivo «qui»: si tratta di tre proposizioni che hanno tema consanguineo. Il primo esempio, si badi, segue immediatamente, direi convive con quel «conciossiacosaché», e insieme ne specifica il senso e domestica il fragore: e citiamo tutto, come pare necessario.

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